IL VACCINO E L’USCITA DALLA CRISI

L’identificazione a tempo di record del vaccino per il coronavirus dovrebbe permetterci una rapida uscita dall’emergenza, ma l’inefficienza pubblica rischia di compromettere anche questo obbiettivo. Per valutare il rischio futuro possiamo riguardare l’immediato passato.

Per fronteggiare questa nuova malattia, superato il legittimo shock iniziale, esistevano due possibilità: limitare i contagi trovando un modo facile di identificare i malati o realizzare un vaccino per immunizzarci. È facile capire che identificare i malati è più veloce e semplice che trovare un vaccino; diciamo 2 -3 mesi il primo 2-3 anni il secondo. Viceversa in 9 mesi abbiamo trovato un vaccino sufficientemente affidabile, mentre nell’identificazione dei malati quasi nulla è stato fatto e si è continuato a utilizzare gli stessi tamponi della fase iniziale.

Il motivo è che la ricerca del vaccino è stata gestita dall’efficienza capitalistica che, grazie alla casualità e alla fantasia creativa di tanti, è riuscita a fare miracoli, mentre l’identificazione dei malati era necessariamente di competenza della dormiente struttura pubblica che non ha fatto nulla. Identificare i malati era infatti risolutivo solo se inserito in un’operazione a tappeto, pubblica e centrale, capace di operare all’origine nel momento in cui ciascuno entrava nello spazio collettivo (l’uscita di casa). In mancanza di questa possibilità la fatica è sprecata, perché solo a livello centrale è possibile isolare l’1% malato, lasciando liberi gli altri 99 e salvare il vivere civile e l’economia.

Può chiarire il concetto, pur riguardando un campo totalmente diverso, esaminare il precedente dell’acqua alta a Venezia; anche in questo caso vi erano due possibilità: limitare la portata alle bocche d’ingresso o fortificare tutti i piani terra delle case con chiusure, pompe e altri marchingegni. La prima era risolutiva ma centrale e pubblica, così in 30 anni non è stata realizzata; si è dovuto invece seguire la seconda perché privata ma, in quanto periferica, molto costosa e non risolutiva. Così per il coronavirus l’incapacità della struttura pubblica ha scaricato sui singoli operatori sparsi sul territorio quali aeroporti, trasporti, scuole, aziende, bar, la responsabilità di identificare i malati e di adempiere a tutti gli obblighi relativi al distanziamento, ai controlli e a molto altro; obblighi tutti molto onerosi ma non risolutivi, come la lotta casa per casa nella Venezia allagata.

Fortunatamente la travolgente efficienza del meccanismo capitalistico sta per effettuare il miracolo, nonostante la latitanza pubblica che ha fatto perdere quasi un anno con drammi difficili da superare. Voltiamo pagina ma evitiamo che l’inefficienza pubblica, specie nella disastrata Italia, possa rallentare il secondo passo. Infatti la distribuzione e somministrazione del vaccino per la sua caratteristica possono essere gestite dal mercato grazie al quale l’offerta si adegua rapidamente alla domanda, mentre la mano pubblica può limitarsi al ruolo irrinunciabile di controllo e di aiuto delle fasce deboli. Il problema potrebbe essere così risolto in pochi mesi nei paesi avanzati e a seguire nel resto del mondo grazie a un determinante contributo generale.

Il 2021 potrebbe quindi portare la fine della pandemia, ma rimane il rischio che la mano pubblica, per motivi tuttora incomprensibili, pur non essendo riuscita nell’identificazione dei malati, dove il suo ruolo era insostituibile, voglia ugualmente gestire la fase della vaccinazione dalla quale potrebbe invece rimanere ai margini.

Se pensiamo che quest’anno anche le categorie a rischio, alle quali io appartengo, non hanno ottenuto neppure il vaccino antinfluenzale utilizzato negli anni precedenti, capiamo la dimensione del rischio dovuto all’inefficienza pubblica che potrebbe ritardare, per non dire impedire, l’uscita dalla crisi. L’ottimismo della volontà fa sperare il contrario ma il pessimismo della ragione non permette di guardare al futuro con grande fiducia.

2 pensieri riguardo “IL VACCINO E L’USCITA DALLA CRISI

  1. Seguo da anni i tuoi scritti, compreso l’ultimo “Andare oltre per ricostruire la democrazia” e le tue parole quasi ripetitive, sono sempre coerenti.Ma Macron furibondo perché fino a ieri aveva somministrato 300 vaccini, Johnson, sostenitore dell’immunità di gregge,60.000 contagi al giorno, e parla di chiusura totale fino a Pasqua,Germania, che si è accaparrata 30 milioni di dosi, ha 1000 decessi al giorno.E così via con l’Europa.E vengo al fatto che mi ha chioccato :quello che è successo e ancora sta accadendo in America.Tutti hanno urlato e stigmatizzato che il tempio della democrazia è stato profanato, la più antica democrazia del mondo e così via……Forse non è così inaudito, è la democrazia che si è svuotata del suo significato e che cerca drammaticamente altri contenuti è una nuova strada per esprimersi?Grazie

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    1. Assolutamente corretto; noi ci meravigliamo ogni giorno per le disfunzioni delle ns. democrazie ma dovremmo invece meravigliarci di come nessuno si rende conto che i Trump, i vaccini mancanti, la mancata crescita, la disoccupazione ed altro non sono incidenti di percorso ma il modo di manifestarsi di una crisi ben più profonda che riguarda alla base il ns. impianto democratico.
      È stato pensato quasi 3 secoli fa dagli Illuministi francesi in una società prevalentemente agricola, per dare legittimazione e potere alla nascente e rivoluzionaria classe borghese; aveva l’obbiettivo di dare la libertà necessaria alla borghesia e al capitalismo che era il suo modo di produrre. Ha centrato brillantemente entrambi gli obiettivi: siamo liberi e l’economia si è sviluppata.
      Oggi l’attuale società è post borghese, ha superato la rivoluzione industriale ed è molto avanti nella rivoluzione elettronica con redditi e libertà che potenzialmente sono 100 volte quelle della situazione iniziale di riferimento; facile pensare che se vogliamo salvare la democrazia – obbiettivo irrinunciabile – dobbiamo immaginare una diversa logica organizzativa che permetta attraverso un più avanzato meccanismo di partecipazione di ottimizzare la parte di attività necessariamente pubblica relativa principalmente alla gestione del territorio.
      Le soluzioni finora ipotizzate quali la democrazia diretta sono infantilmente ridicole; la società borghese quando prese il potere ipotizzò la tripartizione dei poteri che prevedeva un organizzazione complessa (il ns. attuale impianto istituzionale) e di totale rottura con l’allora esistente società feudale. Oggi è necessario un salto analogo, non facile ma possibile; certo nulla si potrà fare fino a quando ci limiteremo a scandalizzarci per i Trump i Salvini, i migranti, la violenza diffusa: non sono la causa della crisi ma solo il suo modo di manifestarsi. Si impone un serio passo avanti: io ci sto provando da più di 10 anni ma in totale assoluta solitudine.

      Bruno Musso
      Presidente Gruppo Grendi
      Via di Sottoripa 1 A/119 – 12mo piano
      16123 – Genova
      Tel. 010/6598.200 – Fax 010/6598.251

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