L’AUTUNNO INCALZA MA MANCA UNA SERIA IPOTESI DI SOLUZIONE

Bruno Musso – 11.8.20

Continua la trepida attesa dell’autunno nella speranza che porti la ripresa economica e il superamento del coronavirus; temo che entrambe le attese saranno deluse. Trascuro la crisi economica perché troppe volte ho ripetuto che nasce alla fine del secolo scorso ed il coronavirus non ne è la causa ma solo un acceleratore; non potrà quindi essere superata fino a quando non rimuoveremo le cause che la determinano.

Parliamo del coronavirus premettendo che non essendo medico, mi limito a valutare le logiche organizzative di prevenzione e contrasto, in quanto evidenziano l’incapacità operativa delle nostre decadenti democrazie; incapacità che si manifesta non solo nei confronti del coronavirus ma origina anche la crisi economica: le misure adottate sono sempre insufficienti, inadeguate e non risolutive.

Mi pare che alla luce dell’esperienza fatta la malattia risulta poco grave ma richiede cure consistenti ed è fortemente contagiosa per cui lasciata a sé stessa può esplodere. Il “tutti a casa” evita drasticamente il contagio ma distrugge l’economia e il nostro vivere civile. Il vaccino è una speranza futura, non attuale e non definitiva a causa della possibile mutabilità del virus.

Rimane quindi solo la prevenzione e l’identificazione dei contagiati; dopo vari mesi ci stiamo finalmente muovendo in questa direzione e effettuiamo la misurazione della temperatura, l’esame sierologico, il tampone veloce, ecc.; le risorse impiegate sono però insufficienti e utilizzate in modo sbagliato.

Le tecniche di identificazione della malattia sono lasciate alla geniale (reale!) fantasia del singolo, mentre sarebbe stato necessario investire su di esse ingenti risorse pubbliche: non sappiamo invece ancora se è valido l’esame sierologico (semplice e veloce) e solo dopo 5 mesi abbiamo scoperto (casualmente?) che il tampone può essere effettuato in 20 minuti e non 6 ore; le risorse sono però  inadeguate per una diffusione di massa, né si studiano, con risorse adeguate, nuovi sistemi identificativi.

Ma l’elemento strategico consiste nell’identificare il luogo ove controllare il contagio; coinvolge infatti l’intero territorio per cui sarebbe logico un unico controllo fatto all’origine cioè nel momento in cui si esce di casa e non nei vari punti che si incontrano strada facendo. Sarebbe quindi necessaria una struttura pubblica dotata della necessaria operatività e conoscenza (le due facce della stessa medaglia), capace di assolvere il complesso compito; se questa manca è indispensabile delegare, scaricando su terzi compiti e responsabilità.

Vengono così responsabilizzati tutti i gestori delle strutture operative sparse sul territorio quali aeroporti, trasporti, scuole, aziende, bar, ristoranti, alberghi con misure e obblighi onerosi, parzialmente inutili e spesso irrealizzabili.  Viaggiando per lavoro è normale che la temperatura venga controlla sul treno, negli uffici visitati, al ristorante, all’albergo, ecc.; sono controlli poco significativi ma comunque in caso di positività non si conosce la prassi che deve seguire l’aeroporto, la ferrovia, l’albergo, la scuola, ecc.: se si volesse intervenire mettendo in quarantena i soggetti coinvolti, mancherebbero gli strumenti, i mezzi (dove?) e l’autorità per farlo.

I controlli scarsamente utili impongono così ulteriori misure di sicurezza quali mascherina, guanti, distanziamento sociale ec., la cui realizzazione è nuovamente delegata alle periferie organizzative: negozi, bar, uffici, trasporti, scuola. Risultano provvedimenti molto onerosi (vedi scuola e ferrovia) e scarsamente efficienti con alcune situazioni che sfiorano il ridicolo come il distanziamento sociale in classi di minorenni scatenati. È evidente che se qualcuno è contagiato le misure non bastano; se nessuno lo è, rappresentano inutili oneri aggiuntivi.

Certamente con risorse e organizzazione adeguata sarebbe più facile ed economico imporre, per uscire di casa, un controllo medico settimanale con tampone o altro, che con costi minori potrebbe dare risultati migliori. Il lock down costa all’Italia 3 miliardi al giorno, risolvendo poco; con meno di 1 miliardo alla settimana (un ventesimo!) si può identificare su 1.000 soggetti quello malato (da isolare e curare adeguatamente) lasciando liberi gli altri 999; soprattutto si libera l’operatività economica eliminando gli attuali vincoli aggiuntivi.

Manca però l’organizzazione e la capacità per farlo; se oggi il Governo decide di chiudere tutto, domani mattina le forze dell’ordine distribuite capillarmente sul territorio impongono il rispetto dell’ordine. Se invece impone la visita medica produce un panico generale senza che nessuno sappia “chi e che cosa fare”. Sono millenni che la struttura pubblica impone l’ordine sul territorio ed è organizzata per farlo, non ha nessuno strumento operativo/conoscitivo per questi nuovi compiti della realtà contemporanea; e così non sapendo cosa e come farlo, persegue imperiosamente obbiettivi marginali, sbagliati e inutili, cercando di “far finta di fare”, per dare la sensazione che la situazione è sotto controllo e legittimare il proprio ruolo ormai sempre più parassitario.

Il discorso non riguarda solo il coronavirus ma è generale ed è all’origine dell’incapacità di soddisfare le differenti necessità di istruzione, sanità, infrastrutture, difesa del territorio, ecc.; il coronavirus ha messo in risalto tale incapacità evidenzia che l’intervento pubblico è insufficiente, troppo caro e non risolutivo; la crisi generale ne è la conseguenza inevitabile.

Il prossimo autunno non appare certo ricco di promesse a meno che il coronavirus non sia la goccia che fa traboccare il vaso e imponga finalmente il cambiamento: le forti evoluzioni nascono sempre dalle grandi crisi, così questa diventa una possibile speranza; il coronavirus ha forse accorciato i tempi del domani che incalza.

Un pensiero riguardo “L’AUTUNNO INCALZA MA MANCA UNA SERIA IPOTESI DI SOLUZIONE

  1. Caro Bruno, incomincio col dire che apprezzo molto il fatto che condividi articoli che continuano a farci pensare😊 Guardando cosa succede in giro per il mondo purtroppo mi rendo conto che un certo livello di civiltà e forze dell’ordine sono necessari per mantenere la situazione sotto controllo. In Taiwan hanno chiuso i borders in Novembre 2019 dopo aver sentito di un virus indistruttibile in Cina. Il governo ha imposto maschere ed altri personal protective equipments ai suoi cittadini i quali con diligenza hanno adottato senza dover chiudere scuole o businesses. L’economia interna non ha subito Grosse perdite e i casi in totale sono sui 500 e i deceduti 7. Una combinazione di prevenzione e obbedienza pubblica. In Canada guardiamo con gran curiosità all’Europa che all’inizio dell’estate ha deciso di aprire tutto per dar l’opportunità agli Europei di viaggiare e contribuire all’economia. Una “Bold Move” che sta riportando il bisogno di un altro lockdown in Francia, Spagna Germania e forse presto anche in Italia. Era Tutto molto prevedibile. Da noi i casi stanno aumentando 85 al giorno ieri nella nostra provincia e già si parla di ritornare al bisogno di regole più ferree, nonostante siamo riusciti a tenere i casi bassi con un semplice buon senso. Si può fare. Ma ci vuole tanto rispetto per le istituzioni, per le regole e tanti Personal protective equipment per tutti. Peccato che Taiwan non faccia parte del world health organization avremo potuto imparare da loro, i quali dopo l’avventura drammatica di SARS hanno investito denaro e tempo a trovare soluzioni utili per una futura epidemia, quindi erano preparati ed organizzati. Spero che in futuro anche l’Europa decida di investire in un Protective plan per i suoi cittadini in modo tale da poter rimanere aperti senza infettarci. Ma come dico sempre ci vuol Anche e sopratutto un gran senso civico. Sarà un autunno difficile, si sapeva, ma l’Italia è riuscita a diminuire i casi pandemici e sono ottimista che con buon senso ci riuscirà di nuovo. Ti saluto con Il mantra nella nostra provincia: be kind be calm be safe!

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