Le prossime elezioni europee impongono una riflessione sui possibili cambiamenti dei rapporti con la U.E. e i rischi che implicano. Vediamo pertanto per l’Italia i possibili tre scenari alternativi: uscire dal U.E., uscire dall’euro, disattendere i vincoli rivendicando maggiore autonomia.
Uscire dalla U.E.: è tecnicamente impossibile perché l’economia è ormai integrata con i vari momenti produttivi che interagiscono fra di loro e sono disseminati nei vari Stati – produrre significa assemblare componenti realizzate nei vari Stati per poi distribuire a tutta la Comunità. Il mercato italiano inoltre da solo non raggiunge la dimensione minima per permettere alle aziende italiane di competere a livello internazionale. Sotto il profilo economico è come ricreare il regno di Savoia o il ducato di Parma.
Uscire dall’Euro: la lira senza l’ombrello U.E. tornerebbe ai “bei” tempi con tassi d’interesse del 10 – 15%, che in termini odierni corrisponderebbero a 200 – 300 miliardi di euro/anno, cioè 25% del bilancio dello Stato; valori assolutamente insostenibili; come unità di misura ricordiamo che il controverso reddito di cittadinanza corrisponde a un costo di 5 – 8 miliardi/anno. Nel giro di pochi mesi la lira azzererebbe il suo valore come è avvenuto al Marco tedesco dopo le due guerre. Una moneta come la lira inoltre al servizio del solo Pil italiano non potrebbe contrastare la speculazione dei grandi fondi internazionali che ne accelererebbero il collasso, drenando le poche risorse disponibili.
Disattendere ai vincoli rivendicando maggiore autonomia: si parla di “imposizione” della U.E., ma sarebbe invece più corretto parlare di “certificazione”. A questo proposito vorrei introdurre un esempio, che attinge all’armamento, mio settore lavorativo: le navi per navigare devono ottenere da un Istituto autonomo, quale in Italia il Rina (Registro Navale Italiano), la certificazione di idoneità a livello sicurezza, inquinamento, sindacale ecc. Il Rina però è nato, per iniziativa spontanea degli stessi armatori, ben prima degli attuali obblighi e aveva lo scopo di limitare gli oneri di assicurazione: infatti in mancanza di certificazione aumentava l’incertezza e il rischio relativo. Nello stesso modo la U.E. si limita a stabilire le regole per “certificare” e parzialmente rispondere della solvibilità del debito degli stati membri.
Non dimentichiamo che lo spread del debito italiano era salito a 500 punti (5% in più di tasso d’interesse), producendo sul bilancio statale un potenziale aumento di costo di 100 miliardi all’anno. La situazione è rientrata solo quando la B.C.E. per bocca di Draghi ha dichiarato che si sarebbe fatto “tutto ciò che era necessario”, come a dire “ne rispondiamo noi”.
Inutile pretendere che venga certificato un nostro equilibrio finanziario quando non c’è; è come richiedere al Rina di autorizzare una nave a viaggiare anche se lo spessore delle sue lamiere si è ridotto sotto i limiti di sicurezza. È anche inaccettabile la giustificazione che solo navigando la nave può produrre le risorse necessarie ai lavori, se ciò non è avvenuto fino a quel momento; mentre continuare a navigare sarebbe ormai troppo pericoloso. Sono di fatto analoghe le giustificazioni utilizzate dal Governo italiano per richiedere l’autorizzazione a far crescere il debito pubblico.
Viceversa è lecito pretendere una certa elasticità: se per la nave si valuta che il 30% sia il limite tollerabile di riduzione degli spessori delle lamiere, certamente arrivare al 35%, non rappresenta ancora un rischio e quindi una deroga è ragionevole, ma quando, di deroga in deroga, arriviamo al 60% è imperativo fermarsi. Anche la U.E. ha avuto la massima elasticità con l’Italia, accettando anno dopo anno che il debito pubblico, concordato con un massimo del 60% del Pil, salisse progressivamente al 132%: andare oltre è pericoloso. È del tutto inutile insistere: infatti se con la violenza, l’inganno, la corruzione si ottenesse per la nave una falsa certificazione si supererebbe il vincolo burocratico ma non il rischio naufragio. Analogamente se la U.E., cedesse dicendo “fate pure”, i mercati non accetterebbero e lo spread schizzerebbe a livelli intollerabili.
In questa situazione colpisce come non solo tutti discutano delle diverse ipotesi come fossero reali, ma l’Inghilterra, una delle prime democrazie del mondo, con la Brexit ha deciso l’uscita della U.E. compromettendo il suo futuro. Sono possibili solo due spiegazioni razionali: il popolo è incapace di autogestirsi, oppure il meccanismo democratico non funziona più. La prima ipotesi dimentica che nel secolo scorso le società vincenti erano democratiche ed è stata la democrazia che ha permesso di raggiungere il più alto livello di equità distributiva, benessere e libertà.
Per noi europei inoltre la democrazia è la base del nostro Dna, della nostra cultura e di tutto il contenuto della sinistra; negarla è ritornare alla violenza, al dominio del forte sul debole. Si impone quindi di capire perché la nostra struttura democratica, vincente nel secolo scorso, oggi non adempia più al suo compito. Solo così potremmo spiegare queste contraddizioni e gli immensi rischi che le elezioni possono aprire. Affronteremo l’argomento nel prossimo articolo.
4.2.19
Parto dal fondo dell’articolo,e devo dire che finalmente ho capito qual’e’ il ruolo della C.E.nei nostri confronti.Molto chiaro e calzante il parallelo con il Rina.Confesso che se non si fa parte degli “addetti ai lavori”,non è semplice avere le idee chiare su Pil e spread! Se però tutto seguisse un percorso logico e lineare,non dovremmo temere di avere sorprese inaccettabili.Ma di questo non sono sicura,perché ripenso all’attentato di Atocha a Madrid nel 2004 e come una posizione poco chiara di Aznar,riusci’ a muovere milioni di spagnoli e a fare cadere il governo,dopo 3 giorni,solo su una grande spinta emotiva
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ha ragione se tutto seguisse un percorso lineare non dovremmo avere sorprese. purtroppo, come cercherò di spiegare nel prossimo articolo, il sistema istituzionale non funziona più e fino a quando non riusciremo ad adeguarlo alle nuove necessità politico/economico nulla regge e anche a livello europeo i rischi sono molto elevati. saluti
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