ELITE E POPULISMO

            L’articolo di Baricco, apparso su Repubblica venerdì 11 gennaio ’19, ha aperto un dibattito sulle élite e sulle cause scatenanti del populismo: sono seguiti gli interventi di Ezio Mauri, Mariana Mazzucato, Paolo di Paolo ed altri, che pur con posizioni in parte divergenti sono arrivati tutti a conclusioni analoghe in base alle quali l’inadeguatezza delle élite sarebbe la causa del populismo e la previsione del futuro non è certo lieta.

            Considero corretta in tali interventi la fotografia dell’esistente mentre ne contesto la spiegazione in quanto l’inadeguatezza politico/culturale delle élite, secondo me, non è la causa ma la conseguenza delle disfunzioni denunciate. Per capire dobbiamo superare l’aspetto esistenziale dell’inadeguatezza culturale delle élite per risalire al meccanismo che lo origina.

            Nella seconda metà del Novecento le democrazie avanzate hanno realizzato una generale riduzione delle sperequazioni sociali, nonché un aumento del benessere misurato in termine di reddito, diritti, libertà e hanno ottenuto livelli mai raggiunti in precedenza. Il meccanismo democratico ha garantito libertà e allargamento dei diritti, mentre il capitalismo attraverso il mercato ha gestito l’ottimizzazione produttiva e l’evoluzione tecnologica.

            Alla fine del secolo scorso il meccanismo virtuoso si è rotto dando avvio  a un progressivo aumento delle sperequazioni e alla riduzione di reddito e diritti. Non vi sono giustificazioni economiche al fenomeno, perché lo sviluppo elettronico degli ultimi 50 anni dovrebbe legittimare il contrario. Infatti il motore introdotto nel ciclo produttivo per alleviare il lavoro fisico aveva originato lo sviluppo precedente; analogamente oggi l’uso del computer per il lavoro intellettuale dovrebbe permettere uno sviluppo ancora maggiore.

            In Europa la differenza fra la miseria dell’800 e la prosperità di fine ‘900 dovrebbe essere analoga al miglioramento oggi possibile: aumento economico di 10 volte (1.000%); possibilità immense contradette da un anacronistico continuo peggioramento. Ridicolo attribuire il fenomeno ad inadeguatezza delle élite: questa crisi non riguarda solo l’Italia ma tutte le democrazie avanzate e coinvolge l’America di Trump, la Brexit, i gilet gialli di Macron, e molte altre.  Non si può neppure giustificarlo con un imbarbarimento del popolo perché l’elettronica ha invece portato un innalzamento medio di conoscenza e partecipazione collettiva.

             La realtà è che una parte della struttura produttiva non si è adeguata alle necessità dell’evoluzione economico/sociale: il capitalismo lo ha fatto (spesso troppo), la gestione pubblica è rimasta invece inchiodata alla teoria della tripartizione dei poteri formulata dall’Illuminismo francese a metà del ‘700.  

            Logica pensata allora per garantire la libertà dei cittadini e legittimare la nascente classe borghese: la libertà è stata raggiunta e la borghesia da classe rivoluzionaria è diventata egemone, innescando però uno sviluppo produttivo che l’ha superata.  Non esiste più il proletariato e nell’attuale società indistinta cresce il ruolo della mano pubblica che ha bisogno di più intelligenza e di un meccanismo più avanzato di partecipazione perché la popolazione non accetta più di dare una delega in bianco all’élite.

            Il villaggio globale ha infatti complicato il processo produttivo, mentre la gestione del territorio, divenuta ormai l’attività prevalente, è di fatto principalmente pubblica in quanto si tratta di attività o istituzionali o svolte in regime di monopolio naturale, senza mercato, e quindi non gestibili dal capitalismo privato.

            I meccanismi istituzionali delle nostre democrazie non hanno però gli strumenti necessari per assolvere a questi maggiori compiti, né a livello di conoscenza né di partecipazione popolare; non basta l’elettronica, perché per partecipare serve la conoscenza dei partecipanti, possibile solo con un diverso meccanismo partecipativo alla produzione: infatti se la collettività decide su cose che conosce e che la riguardano cresce la democrazia, in caso contrario la demagogia.

            Si sono sviluppati così sia un capitalismo selvaggio, sia le strozzature produttive che impediscono la crescita, con generale perdita di reddito e di diritti. La collettività spinta dalla situazione intollerabile, segue chiunque si oppone e contesta le élite al potere, considerandole (correttamente) responsabili; la causa di questo fallimento è però nei meccanismi produttivi, mentre le incapacità degli uomini sono solo la conseguenza. I nuovi soggetti saranno quindi impotenti come i precedenti a cui molto finiscono per assomigliare: si veda la contestazione dei gilet gialli contro Macron.

            Cosa fare per uscire da questa situazione che sta degenerando rapidamente? Il primo passo è smettere di credere che la crisi sia congiunturale e risolvibile sostituendo un’élite incapace; stiamo vivendo la più grande crisi sistemica affrontata dall’umanità e come tale si rende necessario un salto nel meccanismo istituzionale.

            Difficile ma non impossibile; sull’argomento ho pubblicato alcuni libri, l’ultimo Cercando la Democrazia (il Melangolo – Genova giugno ’18); non mi illudo di aver trovato la soluzione però l’ho cercata, fino a quando continueremo a non cercarla non la troveremo.

4 pensieri riguardo “ELITE E POPULISMO

  1. Mi sembra che il tuo approfondimento sia condivisibile: anzi mi ha reso più chiaro la direzione della ricerca; ricerca che, come dici tu , va continuamente perseguita ed approfondita.

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  2. Non sono convinto che la conoscenza porti a una struttura efficiente di gestione si pensi solo all’inefficienza di una amministrazione condominiale o di un Civ cittadino. Aggregazioni di cittadini tenute insieme da interessi personali e forte conoscenza ma incapaci di convivere avere progetti e evolvere .

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  3. Baricco nel suo articolo si è dimenticato di dire che in Italia l’elite è corruzione. L’elite si è spianata una strada politica senza precedenti. L’elite ha usato la politica che dovrebbe essere al servizio del cittadino, come mezzo per arricchirsi. Chi si affiancava alla classe politica del momento riusciva a vincere appalti, posizioni statali. Si sono formate caste come quelle dei baroni universitari che hanno creato una stagnante situazione accademica. Infatti oggi le università Italiane nel ranking mondiale appaiono solo dopo il 150esimo posto. Come possibile che una nazione che ha “inventato” l’università sia rimasta cosi indietro con i tempi? Perché l’elite ne ha preso il monopolio evitando cosi la propria crescita culturale. Cosi come è accaduto in tante altre professioni. L’elite Italiana ha rubato il rubabile, si è approfittata dell’ approfittabile, e non ha spronato la crescita, perché il cittadino non è mai stato al centro della sua agenda politica, sociale e culturale. Ed ora che sono stati messi da parte usano grandi parolone per assalire chi (I populisti) dopo decenni di abusi civili, politici e umani hanno preso finalmente in mano la situazione per dire basta, anche sbagliando qualche congiuntivo. Basta alle poltrone d’oro, basta alle pensioni d’oro, basta ai favoritismi, basta alla corruzione. Tutto legittimo a mio parere. In fondo questa è la vera Democrazia il cui etimologico significato vuol dire “governo del popolo”. La politica in Italia, ma come in tanti altri paesi si è appropriata di potere e diritti, invece di servire il cittadino come sarebbe stato etico fare, ed è questa l’elite di cui dovrebbe parlare Baricco. Poi sono d’accordo con te Bruno forse serve un salto nel meccanismo sociale per uscire da questa crisi. Sono d’accordo che la mancanza di interazione economica tra capitalismo e gestione pubblica ha creato un economia instabile. E forse si sarebbe, proprio come dici tu, il caso di smetterla di dare la colpa all’élite. Ma qualcuno che frenasse questo circolo vizioso ci voleva.

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    1. la giovane lettrice ha ragione quando critica l’élite o per meglio dire i politici al potere, anzi dimentica di citare la loro colpa più grave cioè tutto quello che non hanno fatto ed era necessario fare: infrastrutture, gestione del territorio, scuola, sanità ecc. Questa è la grande responsabilità della grande classe politica.

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