Bruno Musso – Genova 11.2.26
Molti gli articoli evidenziano il tramonto della Ue e dell’Occidente (articolo di Caracciolo su Repubblica dell’8.2.26), e la crisi di organismi internazionali quali l’Onu, finalizzati a mantenere la pace (l’intervista su Repubblica al segretario dell’Onu del 6.2.26). Entrambi sono visti come una normale evoluzione storica analoga alla caduta dell’impero romano o di altre situazioni egemoni.
Sono invece fenomeni distinti, pur se paralleli, e non rappresentano una normale evoluzione storica, bensì il manifestarsi di un salto tecnologico che impone regole nuove, che non conosciamo e non riusciamo a gestire. Non evoluzione inevitabile ma bensì crisi per il mancato adeguamento.
Per quanto riguarda il tramonto dell’Occidente possiamo usare un precedente storico analogo che può aiutare a capire; a livello mondiale si è infatti ripetuto quanto già avvenuto, principalmente in Europa, a cavallo fra Ottocento e Novecento. Allora, nelle varie nazioni, la borghesia era stabilmente al potere e disponeva di tutte le risorse economiche, mentre il proletariato senza diritti era un semplice strumento di lavoro.
La situazione era però diventata incompatibile con l’evoluzione tecnologica che richiedeva mano d’opera qualificata, quindi pensante, ed ampi mercati per assorbire la crescita produttiva; la lotta di classe ha eliminato questa incongruenza e ha reso possibile un nuovo equilibrio a livello più elevato. Nella seconda metà del Novecento le società democratiche hanno fatto crescere le risorse di 10 volte (+1.000%), garantendo libertà, benessere ed equità distributiva.
È così iniziato il periodo delle democrazie vincenti caratterizzate dal binomio democrazia/capitalismo dove tutte le democrazie era capitalistiche e il capitalismo avanzato si sviluppava solo nei paesi democratici grazie alla libertà che alimenta la conoscenza necessaria. I borghesi non sono stati esclusi, ma hanno svolto un diverso ruolo in una società più avanzata ed egualitaria; passaggio obbligato.
A livello internazionale l’evoluzione si è manifesta in modo analogo, dove i paesi avanzati hanno svolto un ruolo analogo a quello della borghesia e il terzo mondo del proletariato. Allo scoppio della seconda guerra mondiale quasi metà del mondo era colonia dell’Occidente ed ha ottenuto l’indipendenza solo a guerra finita, ma non ha ancora raggiunto un’accettabile uguaglianza di diritti.
La situazione è inaccettabile e incompatibile con il livello tecnologico raggiunto; è necessario un ulteriore passo per ottenere crescita di risorse ed equa distribuzione. Il predominio di una minoranza, in una società primitiva, è normale e quasi necessario per garantire crescita e conoscenza; non è invece più accettabile a livello attuale che richiede conoscenza diffusa e libertà.
Non siamo quindi in presenza del tramonto dell’Europa ma di una necessaria evoluzione perché una ridotta minoranza non può gestire l’economia mondiale; la soluzione non è però sostituire la minoranza al potere, ma adattare il meccanismo politico/economico al nuovo livello tecnologico, per raggiungere l’elevato benessere possibile e superare i vincoli entro cui opera il capitalismo.
La crisi produttiva ha scaricato infatti sia sulla collettività che sulla struttura pubblica, la gestione della parte strategica e maggioritaria della produzione (più del 50% del Pil), nonostante che entrambe le parti non dispongano della conoscenza e degli strumenti necessari. Sono così incapaci di svolgere il proprio ruolo, alimentando un comportamento irresponsabile che ha fatto esplodere il populismo, impedito la crescita e compromesso diritti, libertà ed equità distributiva.
Oggi infatti la rivoluzione elettronica, può/deve far crescere nuovamente le risorse di 10 volte (+1.000%) per garantire a tutti diritti, libertà e benessere diffuso. All’interno di questa nuova realtà l’Occidente potrà mantenere un proprio ruolo significativo, contribuendo a costruire la democrazia diffusa, in uno spazio più avanzato ed egualitario.
Attualmente le democrazie, pur strutture ancora potenti, sono prive di testa e quindi costrette a subire le dittature come vediamo nella guerra in Ucraina. Realisticamente, salvo marginali eccezioni come Canada e Australia, il potere è interamente gestito da dittature come Israele, Russia, Usa e Cina mentre l’incapacità di decidere rende insignificanti le “democrazie” europee.
Facile e quasi automatico esaminare ora la crisi dell’Onu, pensato dalle democrazie allora vincenti per mettere la forza al servizio del diritto; se vincono le dittature prevale nuovamente la legge del più forte, che ha dominato il mondo per millenni; cade di conseguenza il potere e la capacità regolatoria dell’Onu.
La nostra società, pur tra continue guerre e drammi ha convissuto con il dominio delle dittature, ma allora era compatibile con livello tecnologico e potenza delle armi. Oggi non lo è più, e questo cambia anche la situazione delle dittature che incontrano una crescente difficoltà a sopravvivere; quando un dittatore cade non viene sostituito da un altro, ma dalla guerra per bande, la più drammatica realtà.
Viviamo un momento storico che non dispone di una qualsiasi organizzazione di potere in grado di reggere; né la dittatura, né la democrazia. Il massimo dell’instabilità, preludio della guerra di tutti contro tutti, con l’inevitabile comparsa di un dottor Stranamore. Solo la democrazia può però integrarsi in questa nuova realtà ed è sempre più urgente farlo, uscendo dall’attuale sonno profondo.