LIVELLO DEI SALARI

Bruno Musso  – Genova 3.5.25

Finalmente scopriamo che i salari italiani sono troppo bassi e si stanno riducendo; segue però normalmente la risposta manichea: imponiamo salari più alti; la solita non risposta che assolve la mano pubblica, lasciando tutto invariato.   

È possibile infatti distribuire solo risorse che esistono; una loro più equa distribuzione certamente aiuta, ma, come insegna la storia, ha forti limiti e inoltre, salvo scoprire strumenti finora ignoti, si basa su due principali elementi: tassazione progressiva (ripartizione fra i singoli) e concorrenza (ripartizione fra capitale e lavoro). Sono entrambe decisioni pubbliche che non vengono esaminate né criticate.

Sono più di 30 anni che l’evoluzione tecnologica ha ampliato le attività non gestibili dal meccanismo capitalistico che diventano quindi di competenza della mano pubblica, priva però degli strumenti per assolverle. Il capitalismo è un efficiente meccanismo produttivo, richiede però regole fissate, ed ha due forti limiti: può ottimizzare la singola produzione non l’insieme produttivo; necessita del controllo dal mercato. Negli ultimi 30 anni lo spazio non di sua competenza è cresciuto progressivamente fino un 70% del totale e ne rappresenta la parte strategica.

Il risultato è evidente: nessuno ottimizza globalmente la produzione, non si regolamenta il privato e la principale parte produttiva non è gestita; si rincorrono le scelte capitalistiche tamponando le continue emergenze senza cambiare la situazione. Per ogni azienda in crisi si ricorre alla cassa integrazione destinata a non finire. I vari aiuti erogati a vario titolo, raramente sospesi, si sommano nel tempo raggiungendo livelli intollerabili.

Parallelamente la mano pubblica, indipendentemente dal suo colore politico, per difendere l’occupazione, prevede sistemi assistenziali (reddito di cittadinanza), aumenta i propri organici con uomini destinati a restare improduttivi; non realizza inoltre le attività di sua specifica competenza, infrastruttura, urbanistica, istruzione, sanità, ecc. né effettua le grandi scelte strategiche, difesa, riscaldamento globale, equilibrio geo politico e molte altre. In un sistema in rapida evoluzione combattere l’evoluzione per difendere l’esistente significa frenare il miglioramento tecnologico e la crescita.

Pur non avendo dati precisi, credo attendibile valutare che ogni uomo produttivo oggi non mantiene solo se stesso ma almeno altri 3 non produttivi che fruiscono di analogo reddito; difficile è aumentare i salari. Ricordiamo infatti che negli altri paesi U.E. dove l’inefficienza pubblica è meno spinta, i salari non sono elevati ma un po’ meno bassi e questo non certo perché i nostri imprenditori hanno minore socialità od efficienza.

Si ritorna sempre al punto di partenza: o forniamo la mano pubblica degli strumenti necessari ad assolvere il suo compito economico o le nostre democrazie continueranno a peggiorare, aiutando il prevalere le dittature. Quando infatti la gestione economica era gestita principalmente dal capitalismo (seconda metà del’900), la democrazia, garantendo la libertà, fruiva di una superiorità tecnologica che la rendeva vincente. Più l’attività pubblica diventa predominante, più le dittature, nonostante la violenza che le caratterizzano, prendono il sopravvento.

Vogliamo, non dico risolvere, ma almeno affrontare il problema prima di arrivare al punto, purtroppo vicino, di non ritorno?

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