Si può capire il drammatico destino dell’Ucraina solo superando la quotidiana rappresentazione offerta da Trump e Putin, per esaminarne i veri elementi condizionanti. Putin dopo 3 anni di guerra, a parte la minaccia atomica drammatica ma poco utilizzabile, ha dimostrato un elevata incapacità organizzativo/militare. Gli Ucraini hanno resistito, nonostante avessero un quinto di popolazione e utilizzassero le nostre armi dismesse concesse in ritardo e con vincoli operativi e di impiego inaccettabili.
Putin non può vincere ma non ha urgenza di chiudere perché i suoi sudditi sono costretti a credere, hanno poche necessità e le repubbliche periferiche, prive di diritti, forniscono la carne da cannone. Trump invece vuole, o deve, rimanere amico di Putin, ma ha necessità di chiudere per non perdere la faccia e la credibilità internazionale. Chiaramente uno stallo senza soluzione.
La furbizia di Putin permette di salvare la credibilità di entrambi; da tempo la Russia ha capito che le nostre democrazie mantengono un potere tecnologico/militare ma evidenziano una crescente debolezza al proprio interno. Se non è possibile vincerle militarmente si può condizionare il Governo dell’avversario; politica seguita dalla Russia da decenni con interferenza, false notizie, finanziamenti e costituzione di proprie organizzazioni infiltrate.
Putin ha infatti dichiarato che non può trattare con Zelensky perché, illegittimo con mandato scaduto, e guerrafondaio che impone la guerra al suo popolo. Lo dice Putin che da decenni gestisce un potere dittatoriale basato su elezioni e legittimazioni solo formali. La pace si può trattare solo dopo nuove elezioni; richiesta assurda perché durante la guerra non si tengono elezioni, basta pensare che Churchill, dopo aver salvato l’Inghilterra portandola alla vittoria, a guerra finita ha perso le elezioni.
Trump certamente ha capito e sta al gioco e attacca Zelensky come principale responsabile del mancato accordo. Organizza l’agguato per screditarlo e ricatta con contromisure drammatiche; sospendere gli aiuti è violento ma legittimo, accecare la contraerea spegnendo i satelliti, permettendo ai russi di intensificare gli attacchi ai civili, implica una connivenza con i crimini di guerra. In questa situazione Zelensky non ha nessuna possibilità di essere rieletto dopo 3 anni di guerra sanguinosa, che mirava principalmente a ridurne l’incredibile volontà di resistere della popolazione.
A breve sia Putin che Trump dichiareranno l’impossibilita di un accordo per la presenza di Zelensky e proporranno una tregua provvisoria per indire nuove elezioni. Il risultato è scontato; fra esasperazione della popolazione, drammi economici, minoranze filo russe, finanziamenti, interferenze e brogli, seguendo una prassi ben collaudata, vincerà un soggetto putiniano che con coro unanime garantirà pace e generale benessere. Seguirà una “pace giusta”, con clausole forse equilibrate per salvare la faccia. Nel giro di un paio d’anni l’Ucraina diventerà o un paese satellite o una delle tante repubbliche russe come ai tempi dell’Urss. Si concluderà così il primo passo che incoraggerà i passi successivi.
Nel ragionamento non ho valutato il ruolo dell’Europa ma è quasi impossibile capire se avrà la forza di modificare le regole del gioco; su base razionale dobbiamo dare una risposta negativa. L’Europa si limiterà a condannare, discutere, fare azioni dimostrative come le guerre di difesa, ma non cambierà la situazione. Utilizzando però l’ottimismo della volontà, è possibile, pur improbabile, che l’Europa finalmente si svegli, capisca che sono finiti i 70 anni nei quali ha delegato all’America la difesa e oggi per sopravvivere deve ottenere una sua autonomia: si vis pacem para bellum.
Comunque l’equilibrio di potere può solo tamponare l’emergenza ma, data la potenza delle armi, crea un circolo vizioso senza sbocco. Per una soluzione vera bisogna risalire alla crisi della democrazia, causa dei diversi conflitti; sono finiti i 70 anni di relativa pace in cui le democrazie erano vincenti e oggi per l’affermarsi delle dittature i rapporti internazionali vengono determinati dalla forza e non dai diritti.
Questo aspetto, evidenziato da troppo tempo, non fa parte del dibattito generale e nessuno vuole chiedersi perché, verso la fine del ‘900, l’esistente impianto istituzionale non è più riuscito ad assolvere al proprio compito. La salvezza provvisoria impone di armarci, ma speriamo di affrontare il vero problema prima che sia troppo tardi. Chiudiamo con la citazione montaliana “ma è tardi e sempre più tardi”