ELEZIONE PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Tanti denunciano i politici che trascurano l’interesse del Paese per difendere solo i propri interessi personali. È vero ma anche scontato, perché sarebbe come accusare gli imprenditori di preoccuparsi dell’equilibrio del bilancio e non de benessere del pianeta. Certamente molti di loro sono sensibili agli interessi generali ma se il bilancio non quadra l’azienda fallisce e il loro ruolo finisce. Analogamente il politico certamente ama il proprio Paese ma la sua sopravvivenza deriva dal consenso che deve quindi essere prioritariamente difeso.

L’imprenditore però per garantire l’equilibrio di bilancio deve aumentare la produttività, l’efficienza aziendale e anticipare l’evoluzione futura e quindi risparmiare, riorganizzare e investire, penalizzando il presente a favore del domani; garantisce quindi garantisce non solo la propria sopravvivenza ma anche un interesse collettivo rappresentato dal generare aumento delle risorse.

Il politico invece difende il presente per garantirsi il consenso: salvare 10 posti di lavoro in pericolo vale di più della possibilità futura di 1.000 nuovi posti; il futuro infatti non solo esce dall’orizzonte del politico, ma è anche indefinito e difficile è stabilire le responsabilità – il successo ha mille padri, l’insuccesso è orfano. Per ottenere il consenso bisogna mantenere l’esistente, spendere e indebitarsi; il potere inoltre permette di attingere all’immenso fiume della spesa pubblica (pari a 2 miliardi al giorno 1.000 €/giorno/cittadino) e crea il circolo vizioso di potere, denaro, consenso – tutti che si alimentano a vicenda.

Questo quadro di riferimento spiega il comportamento dei politici, perché la crisi che conosciamo è figlia di questa perversa logica di incentivazione e selezione politica mentre il comportamento degli uomini ne è solo la conseguenza obbligata. Il covid ha fatto precipitare la situazione e il presidente Mattarella si è reso conto che era necessità di una “amministrazione controllata” da affidare a Draghi per evitare il peggio.

I politici hanno accettato per evitare il crollo e potersi riprendere in futuro le rendite; se Draghi riusciva a superare l’emergenza, finito il covid, era possibile ritornare alla situazione precedente liberandosi dell’ingombrante tecnico in base alla logica “usa e getta”. Draghi effettivamente fin qui ha evitando l’irreparabile, anche se più di tanto non poteva fare perché la macchina pubblica e la situazione generale erano troppo compromesse; anche un buon medico poco può fare se chiamato troppo tardi per una malattia troppo avanzata.

La crisi e il covid non sono finora superati ed è iniziata invece la votazione per la presidenza della Repubblica che apre due scenari possibili: primo – Draghi è eletto presidente e viene stabilizzato per ben 7 anni, mentre necessariamente si deve trovare un altro tecnico per la presidenza del Consiglio. Il potere dei politici è però sospeso per un troppo lungo periodo ed è proprio quello che non vogliono, anche se forse è l’unica strada per salvare il Paese.

L’unanime interesse dei politici (destra e sinistra poco cambia) è per la seconda ipotesi: nominare un politico alla presidenza della Repubblica e mantenere Draghi a fronteggiare l’emergenza, magari fino alle elezioni, in attesa di potersene liberare per riprendere il vecchio tram tram. Non credo che Draghi, nonostante tutta la sua buona volontà, sia disponibile a continuare l’attuale lavoro disperato aspettando di essere impallinato; è quindi probabile che si dimetta.

Il Paese si trova così davanti a un drammatico bivio: Draghi alla presidenza della Repubblica e di conseguenza una stentata sopravvivenza sperando che si possa arrivare al necessario punto di svolta, possibile anche se non si vuole vedere, oppure un politico alla presidenza della Repubblica seguito da un altro politico a quella del Consiglio. Difficile pensare di sopravvivere; ancora più difficile però pensare che i politici abbiano il coraggio e la coscienza per fare la scelta virtuosa.  

Lascia un commento