L’ATTUALE CRESCITA DELLE DISEGUAGGLIANZE SOCIALI

Bruno Musso – Genova 7.3.21  

L’amico Giuseppe Cassini mi segnala un suo articolo pubblicato sul Manifesto del 5.3.21 relativo all’impressionante crescita delle diseguaglianze; l’articolo è shoccante, scritto bene e ben documentato, però sono sempre più convinto che proprio la drammaticità della situazione, superiore anche a quella descrizione, impone un passo avanti perché non possiamo più fermarci a una denuncia corretta ma che si limita a fotografare una inaccettabile situazione senza cercare di spiegare il perché. Così per il riscaldamento globale, rilevare il fenomeno è stato un’azione necessaria ma solo propedeutica ed ha incominciato a dare frutti quando si sono spiegate le cause, valutate le possibili evoluzioni e relative conseguenze, riuscendo finalmente a tracciare una non facile ma possibile via d’uscita.

            Discorso analogo dovrebbe valere per la nostra struttura democratica; l’articolo riguarda l’America ma analoga è la situazione in Europa a cui vorrei fare riferimento perché ci riguarda più da vicino. Sono quasi 2 secoli che con alterne vicende viviamo in un regime democratico dove gli interessi della maggioranza (i non privilegiati) dovrebbero prevalere, superando anche i condizionamenti delle diverse ideologie (come illustrate nell’articolo); viceversa non succede e dobbiamo capire perché.

            Normalmente si ricorre alla risposta semplificata e manichea: il potere economico – il capitalismo – prevale e difende solo i propri interessi; come tutte le semplificazioni è falsa e confonde la conseguenza con la causa. Il potere economico è gerarchicamente subordinato a quello politico e solo per l’inefficienza pubblica prevale il meccanismo capitalistico. Si ritorna così al punto di partenza: la struttura pubblica non funziona, non assolve più al suo compito di regolamentazione ed equità distributiva, prevale di conseguenza il capitalismo servaggio e la finitima malavita – tutto vero ma perché?

            Per superare le spiegazioni semplificate vediamo la situazione italiana, analoga al resto dell’Europa; il nostro impianto istituzionale, basato sulle elezioni, nasce a metà dell’Ottocento e per quasi un secolo difende bene gli interessi della borghesia, l’unica con diritto di voto, che a fine secolo può così festeggiare incosciente la belle époque mentre raggiunge livelli intollerabili la miseria del proletariato, privo di diritti, che è costretto ad emigrare per quasi un 50%.

            La lotta di classe porta al suffragio universale di inizio ‘900, ma è seguita dalla reazione dittatoriale e dalla guerra mondiale per cui solo nel dopo guerra la maggioranza incomincia effettivamente a condizionare il meccanismo politico/economico. Ne segue un’imprevista e travolgente crescita del benessere collettivo che raggiunge livelli mai raggiunto in precedenza: in meno di mezzo secolo i paesi democratici aumentano di 10 volte (1.000%) reddito, diritti, libertà ed equità distributiva, creando il binomio vincente capitalismo/democrazia: tutti i paesi democratici sono capitalisti e il capitalismo avanzato esiste solo nei paesi democratici.

             A fine ‘900 però il meccanismo istituzionale si rompe; si riduce reddito, libertà ed uguaglianza sociale nonostante che il salto tecnologico dell’elettronica avrebbe dovuto permettere nuovamente un miglioramento consistente ed analogo se non superiore a quello effettuato nella seconda metà del ‘900. Le dittature invece si sviluppano e spesso risultano vincenti. Ritorna la domanda iniziale: perché? Tutti documentano la situazione, la condannano, ne piangono le conseguenze, ma non si vuole affrontare un’analisi seria sull’inefficienza del meccanismo istituzionale che la determina.

La risposta prevalente è infatti di tipo esistenziale legata alle caratteristiche dei soggetti imprenditoriali o dei vari attori politici, Trump, Biden, Salvini, ecc. ma essi non sono la causa ma solo il manifestarsi di un meccanismo perverso di selezione e inserimento. È una spiegazione ridicola come quella dei negazionisti che contestano il riscaldamento globale e considerano lo scioglimento dei ghiacciai come un fatto casuale e, perché no, dovuto alla caratteristica del ghiaccio.

La denuncia dell’intollerabile violenza della società attuale è quindi indispensabile ma come strumento propedeutico, perché rimane un’istanza senza contenuto, inutile sogno utopico, se non si ricerca parallelamente la spiegazione del perché il nostro impianto istituzionale non regge più e come sarebbe possibile adeguarlo alle necessità dell’attuale realtà economico/sociale.

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