CORONAVIRUS: LE DIFFICOLTA’ DEL DOPO

Bruno Musso          9.4.20

I primi sintomi della riduzione dei contagi, finalmente ottenuta in Italia, vengono interpretati come l’uscita dal tunnel; il problema invece non è superato ed apre uno scenario drammatico. Abbiamo ridotto i contagi chiudendo mezza Italia in casa, ma ora o continuiamo la chiusura e muore l’economia italiana o riapriamo e i contagi riprendono.

Vediamo quindi cosa la crisi avrebbe dovuto insegnarci: primo l’importanza determinante dell’efficienza pubblica, secondo l’incapacità di tutti i regimi democratici di fronteggiare le nuove sfide. Non a caso solo regimi autoritari, quali Cina e Corea del Sud, sembrano poter vincere: Usa e U.E. sono tutti perdenti, non per la superiorità degli altri, ma per la maggiore indifferenza alla crisi di una democrazia che non hanno. La capanna africana illuminata dalla candela è poco condizionata dal blackout elettrico.

Le nostre così dette democrazie dimostrano infatti che riescono a sopravvivere (male) nella normalità del quotidiano ma sono incapaci di fronteggiare un’emergenza come l’attuale. Abbiamo infatti costruito una macchina pubblica con l’operatività frazionata fra mille responsabili senza più nessuno che ne sia davvero responsabile, un meccanismo di scelta dei politici che non solo seleziona i peggiori, ma li costringe a una continua ricerca del consenso, premiando lo scontro interno sull’obiettivo da raggiungere. Facciamo inoltre finta di non accorgercene; se qualcuno fosse interessato a come ho cercato di approfondire il problema, può leggere le 37 pagine che ho postato il 23.2.20, aggiornando e sintetizzando il mio libro Cercando la Democrazia.

Finora abbiamo tamponato l’emergenza chiudendo tutti a casa, per più di un mese compreso Pasqua; questo dimostra sia che la collettività accetta i sacrifici imposti, sia che alle democrazie non manca il potere impositivo, ma la capacità di elaborare una strategia coerente. Le Autorità si limitano a proibire e sperare che tutto si risolva senza altri interventi; come facciamo da 30 anni per la crisi economica.

Bisogna invece prevenire e contrastare, ma questo richiede ingenti risorse e la capacità di fissare gli obbiettivi e raggiungerli. Esattamente quello che manca: non abbiamo una strategia di uscita e non abbiamo avuto né le risorse né la capacità di produrre il necessario: mascherine, tute, tamponi, posti letto; siamo sopravvissuti grazie all’eroica disponibilità di medici e infermieri.

In prospettiva quindi, oltre a potenziale la sanità, sarebbe necessario un vaccino, però i tempi di 12 – 18 mesi sono troppo lunghi e non compatibili con la sopravvivenza del sistema economico/sociale; unica alternativa è puntare sulla prevenzione. Il virus ha la caratteristica di essere poco letale (si parla del 2% dei malati) ma molto contagioso, per cui se non contrastato esplode. Oggi i contagiati nei vari paesi sono meno del 1 per mille della popolazione; non ha quindi senso chiudere a casa mille persone, bloccando tutto, quando una sola è malata. È necessario identificare e isolare il malato (con adeguate protezioni) e liberare gli altri.

Non sottovaluto le difficoltà, ma siamo una società avanzata e se utilizziamo la potenza di fuoco di case farmaceutiche, uffici di ricerca, università, ospedali, possiamo vincere la battaglia in tempi brevi. Certo come ho detto ci vuole intelligenza e risorse adeguate, ma l’ammontare necessario difficilmente supererebbe il 5% del Pil; oggi per riparare i danni prodotti si parla di un costo pari al 50% del Pil: prevenire sarebbe costato un decimo rispetto a riparare.

L’emergenza però non è finita ed è elevato il rischio del probabile uso perverso delle risorse necessarie per uscire dalla crisi. E’ evidente la necessità di investire ma è proprio ciò che non sappiamo fare: la crisi economica, che dura da 30 anni, nasce dall’incapacità della mano pubblica di realizzare le infrastrutture e i servizi necessari; il coronavirus ha solo accentuata la sua esplosione facilitato dall’incapacità di fronteggiarla con interventi adeguati. Non siamo riusciti a spendere adeguatamente un massimo del 5% del Pil; cosa succederà se sarà necessaria una manovra pari al 50% del Pil?

È concreto il rischio che le istanze legittime di spesa per fronteggiare i danni subiti, non portino a risolvere i problemi, ma facciano invece esplodere la traballante democrazia, autorizzando un “liberi tutti” in cui i potentati sono liberi di spendere a piacimento per soddisfare le loro specifiche necessità. Le esperienze delle cattedrali nel deserto, dei progetti irrealizzabili e/o volutamente sbagliati (vedi Mose di Venezia, non parlo di Genova perché troppo coinvolto), la difesa a oltranza di aziende decotte (vedi Alitalia), evidenziano che più dei problemi reali si cerca il consenso per soddisfare le varie “tribù”.

Difficile immaginare uno sbocco: l’indebitamento, che si aggiunge all’attuale, salirebbe a quasi il 200% del Pil, cioè ogni italiano avrebbe un debito pari a 2 volte il suo reddito annuale. Situazione che non può reggere senza la garanzia della U.E.; non a caso oggi non si chiede più l’autorizzazione alla libertà di spesa (logica e già concessa), ma anche la collegialità del debito per renderlo affidabile. Non facile ottenerla senza un credibile cambio di rotta.

In alternativa però questo dramma irrisolvibile, come spero intensamente, potrebbe spingere l’Europa a svegliarsi; a capire che noi abbiamo inventato 2.500 anni fa la democrazia riconoscendo il valore dell’essere umano, elemento portante della nostra civiltà. Non buttiamola via e non lasciamoci ingannare da chi, privo di questi valori, è più indietro di noi, perché il maggior benessere collettivo della società futura è compatibile solo con una democrazia più avanzata.

Prendiamo atto che la democrazia, dopo tre secoli dalla sua attuale formulazione, non regge più e deve essere integralmente ripensata per adeguarla alle ben maggiori sfide della società moderna. Passaggio obbligato, difficile ma possibile che però richiede preventivamente che il problema venga affrontato; il coronavirus potrebbe trasformarsi da dramma ad opportunità, imponendoci il cambiamento.

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