Bruno Musso – Genova 10.6.19 – È attuale chiedersi perché il Pd, ufficialmente di sinistra, vince nelle zone benestanti e perde in quelle disagiate e perché Salvini che ha stravinto alle ultime elezioni sembra non voler sfruttare il proprio successo attraverso elezioni anticipate che confermino la sua forza politica.
Sono situazioni interconnesse che sembrano contradditorie solo perché continuiamo a valutare i fenomeni politici con la tradizionale chiave interpretativa, ormai inutile nel radicale cambiamento della realtà.
Nella seconda metà del secolo scorso infatti, noi paesi avanzati abbiamo costruito le democrazie aumentando benessere, libertà e diritti fino a livelli mai raggiunti prima. La sinistra e il sindacato hanno contribuito al raggiungimento di questi obbiettivi; la collettività ha fruito dei miglioramenti e ha applaudito i grandi leader che ne erano in parte gli artefici; Andreotti poteva dire “il potere logora chi non ce l’ha”.
Il meccanismo si è rotto verso la fine del secolo; la tendenza si è invertita riducendo benessere, libertà e diritti; nel libro Cercando la Democrazia ho cercato di analizzare il fenomeno, ma finora si preferisce la consolatoria ipotesi di una crisi congiunturale risolvibile con rimedi tradizionali.
In una visione tradizionale però tutti i fenomeni diventano inspiegabili e contradditori mentre si chiariscono cambiando l’angolo visuale. La collettività è spaventata dal peggioramento della situazione per cui giustamente teme tutti i cambiamenti sia tecnologici (robot), sia sociali (migranti), soprattutto contesta i politici che considera “oggettivamente” responsabili della situazione. Diventa così fonte di successo la capacità di presentarsi in nome del cambiamento e del nuovo.
La sinistra non fronteggia la nuova realtà e, perseguendo obbiettivi “politicamente corretti”, perde progressivamente contatto con la situazione reale: difende i diritti del lavoro quando manca il lavoro; l’obbligo dell’accoglienza quando è numericamente impossibile. Persa nel labirinto delle proprie contraddizioni, non sa più cosa significhi “dire qualcosa di sinistra”.
Dovrebbe essere compito della sinistra infatti garantire alla collettività, specie se disagiata, efficienti e parzialmente gratuiti servizi pubblici, quali sanità, istruzione, mobilità, sicurezza, ecc. Questo deriva però dall’efficienza della macchina pubblica che la sinistra ha contribuito a smantellare difendendo i privilegi dei lavoratori contro le necessità della collettività utente.
Così l’obbligo dell’accoglienza dei migranti è indiscutibile ma impossibile; ci si dimentica infatti che solo sulle sponde del Mediterraneo grava una popolazione di un miliardo di individui che vive al di sotto di qualsiasi livello tollerabile di sicurezza, benessere e libertà e come tale è composta da tutti potenziali migranti.
Parlare di poche migliaia di soggetti è falso ed ipocrita, perché i numeri limitati sono il risultato di una violenta azione di sbarramento basata su muri, campi di concentramento, forniture di armi, ecc.: azioni perseguite, cercando di delegare ad altri il lavoro sporco, da tutti i governi di qualsiasi colore in America e in Europa.
La possibilità d’accoglienza ha quindi limiti oggettivi: se li accogliessimo tutti ricreeremmo a casa nostra la stessa realtà da cui fuggono; così una barca deve salvare i naufraghi, ma se il loro eccessivo numero porta al suo affondamento, prevale l’obbligo di salvare la barca e cercare di organizzare il soccorso. Chi difende, l’accoglienza senza se e ma, non vuole affrontare un dilemma che è drammatico (come la fame nel mondo) e perde l’appoggio della collettività.
La sinistra, orfana di visioni alternative, difende così posizioni indifendibili, nell’illusione che possano ancora reggere e garantire lo stato quo di un passato non più attuale. È inevitabile che ottenga l’appoggio dei benestanti meno penalizzati dal cambiamento (gli abitanti dei quartieri alti che votano Pd), ma perda il proprio ruolo di sinistra (i quartieri operai che votano Lega), aprendo la strada alla peggiore destra.
Salvini invece sfrutta queste contraddizioni, accentuandole; la sua vittoria è così inevitabile e prevedibile (vedi Elezioni Europee del 4.2.19 e 18.2.19), ma con limiti chiari perché il suo successo si alimenta solo dalla critica al sistema. Le disfunzioni non derivano infatti da inadeguatezza umana ma istituzionale, per cui chi subentra opera come i suoi predecessori (a volte peggio) perdendo in breve l’appoggio popolare: così è successo ai grillini, a Renzi, a Macron, ecc.
Salvini tenta allora una nuova e contradditoria soluzione: contestare il potere facendone parte. A questo scopo deve disporre di un potere formalmente limitato in modo che gli inevitabili insuccessi possano essere attribuiti agli altri, cioè al socio incapace o all’Europa matrigna che impedisce di raggiungere i meravigliosi obbiettivi possibili.
Il risultato è un inevitabile stallo che annulla le prospettive future, ma nessuno guarda oltre gli immediati interessi personali e quindi “finché la nave va…”