I CONDIZIONAMENTI DELLE PROSSIME ELEZIONI EUROPEE

Bruno Musso – Genova 20.5.19          Difficile prevedere i risultati delle prossime elezioni europee perché in questa tragedia degli errori, la vittoria deriverà non dalla ragione ma dagli errori degli altri. Se l’Europa sopravviverà sarà principalmente grazie alla Brexit che ha evidenziato la follia di questo suicidio collettivo deciso democraticamente da una delle principali democrazie mondiali.

            I benpensanti di sinistra invece criticano Salvini in nome dei valori dell’Europa, della democrazia e della logica produttiva; tutti discorsi assolutamente corretti e fin troppo condividibili, ma proprio per questo assolutamente inutili.

            Infatti così facendo si riconosce a Salvini la dimensione di statista, pur portatore di idee non condivise, mentre Salvini non ha idee, ma solo un efficiente apparato di rilevazione del sentire collettivo, capace di far crescere la sua popolarità. È importante quindi capire perché una crescente percentuale della popolazione si identifichi nelle posizioni di Salvini.

Possiamo sostenere che il popolo è stupido e non in grado di autogestirsi per cui alcuni illuminati (casualmente noi) hanno l’obbligo di guidarlo. Idea non solo più stupida di quelle dei populisti, ma anche in netto contrasto con tutte le posizioni di sinistra basate sulla democrazia e l’uguaglianza. Meglio cercare la causa di questo fenomeno che, pur se particolarmente forte da noi, non è italiano ma mondiale.

            Nella seconda metà del secolo scorso i nostri governanti, come quelli degli altri Paesi avanzati, sempre interpretando il sentire della popolazione, hanno creato la democrazia e l’Europa, riducendo le sperequazioni e raggiungendo i più alti livelli di diritti sociali, di libertà, di benessere. Oggi vanno in direzione contraria; perché?

            Il meccanismo democratico allora funzionava, di conseguenza tutti, rilevandone i vantaggi nella propria quotidianità, lo sostenevano e appoggiavano. Verso la fine degli anni ’90 il sistema si è inceppato: il reddito ha smesso di crescere, è aumentata la disoccupazione e si sono ridotti diritti, sicurezza e benessere. Tutto questo prima della nascita dei populisti, che ne sono la conseguenza non la causa.

            Il non funzionamento del meccanismo pubblico ha creato rischi crescenti per occupazione, reddito, uguaglianza, migranti, rapporti internazionali, ecc.; rischi reali di cui la gente ha giustamente paura e segue chi promette di difenderli. Nella realtà forse i rischi sono maggiori di quelli sbandierati da Salvini che interpreta un sentire popolare caratterizzato da un ritardo temporale rispetto all’evoluzione in atto.

            La sinistra in questa situazione, secondo la collaudata politica dello struzzo, fa finta di non vedere e fornisce risposte “politicamente corrette”, che sono sempre più equivoche e avulse dalla realtà ed utilizzano dati spesso non falsi ma falsanti.

Così si difendono i diritti del lavoro senza riuscire a contrastare la disoccupazione; l’accoglienza incondizionata dimenticando che anche i governi precedenti pagavano la Turchia per organizzare campi di concentramento e regalavano alla Libia le corvette per fermare i migranti.

Si fa finta di non vedere che solo intorno al Mediterraneo c’è quasi un miliardo di individui che vivono al di sotto di qualsiasi tollerabile livello di reddito, libertà, dignità e come tali, se non fermati, sono tutti potenziali migranti capaci di distruggere ciò che rimane della nostra fragile democrazia.

In questa reale e drammatica emergenza il popolo è meno sensibile ai nobili valori di Europa, libertà e democrazia; guarda principalmente a domani mattina, alle troppe imposizioni dell’Autorità, al disordine collettivo, nonché alla possibile perdita del lavoro, allo sfratto, alle tasse da pagare, a tutte le necessità non soddisfatte nella sanità, scuola, trasporti ecc. – situazione generatasi sotto gli apprezzati governi precedenti. È assolutamente normale che voti chi promette cambiamento, ordine, protezione e sicurezza.

Inutile quindi criticare Salvini perché rimarrà vincente fino a quando non saremo in grado di eliminare le paure reali che sfrutta; ma questo sarà possibile solo aggiornando il nostro meccanismo istituzionale inventato dall’Illuminismo francese a metà del ‘700 per legittimare la rivoluzionaria classe borghese. Oggi a distanza di quasi tre secoli non regge più e bisogna andare oltre; l’alternativa non è certo l’uomo forte o la democrazia diretta, ma un nuovo meccanismo complesso da immaginare e mettere a punto.

Ho scritto un libro sull’argomento (Cercando la Democrazia – Il Melangolo, Genova), ma al di là di quello che scrivo, è importante capire che le nostre posizioni “politicamente corrette” non reggono più e la crisi sia economica che politica, con i conseguenti populismo e sovranismo, non è né congiunturale, né un incidente di percorso, bensì il manifestarsi di un’arretratezza evolutiva del meccanismo istituzionale non più in grado di cogliere le immense possibilità derivanti dal salto tecnologico dell’ultimo mezzo secolo. Fino a quando non attueremo una radicale revisione della struttura istituzionale prevarranno i rischi e le conseguenti paure.

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