PROBABILE EVOLUZIONE POLITICA

I risultati delle elezioni in Sardegna che anticipano quelli delle future consultazioni non nascono da fatti casuali ma da logiche evolutive ed erano prevedibili inserendoli nel contesto che li origina.

Il quadro di riferimento è sempre lo stesso; nella seconda metà del secolo scorso si sono consolidate le democrazie dei paesi avanzati, permettendo con l’apporto determinante della sinistra, di ridurre le sperequazioni sociali e raggiungere il più alto livello collettivo di benessere, diritti e libertà.

Alla fine del secolo l’evoluzione ha cambiato segno riducendo progressivamente le conquiste sociali raggiunte; il disagio conseguente ha alimentato una crescente opposizione verso la classe politica, genericamente chiamata élite, oggettivamente responsabile della situazione.

Nella situazione politico/economica così sintetizzata vediamo come si muovono le tre principali forze politiche: i 5 Stelle, la sinistra che ruota intono al PD e infine la Lega di Salvini.

La prima e la seconda manifestano una comune fuga dalla realtà anche se in direzioni opposte: la prima persegue il sogno utopico di un futuro migliore che supera le attuali contraddizioni; manca però degli strumenti necessari a realizzarlo. La seconda, forte di un passato vincente e politicamente corretto, cerca di ricostruirlo senza rilevare che il cambiamento della realtà impone nuove strategie perché le precedenti sono diventate negative e spesso responsabili del generale peggioramento.

Solo Salvini entra con decisione nel vivo delle contradizioni, ne evidenzia i rischi (oggettivi), li accentua e, giocando sulle paure (vuoto politico, disoccupazione, impoverimento, migranti, ecc.), si presenta alla collettività spaventata come il salvatore, l’uomo forte che decide, risolve e la difende. È evidente che, senza un cambiamento radicale, è destinato a prevalere con elevati rischi per il vivere civile.

Vediamo in dettaglio i comportamenti pratici dei diversi soggetti: la critica dei 5 Stelle è sempre corretta, ma purtroppo non dispone di reali proposte alternative. È vero che le grandi opere sono la sede di spreco, corruzione e sotto governo, ma sono indispensabili e in mancanza di un modo alternativo per realizzarle, si riducono occupazione e benessere.

È vero che attraverso le elezioni si crea una classe politica costosa e parassitaria che tutele solo i propri interessi. Però la soluzione non è nella sbandierata democrazia diretta, perché la difficoltà non consiste nel sentire il parere di ciascuno su ogni problema, cosa effettivamente possibile con l’elettronica, quanto nel dare a ciascuno la conoscenza necessaria per decidere.

Perché questo succeda ciascuno deve essere chiamato a decidere su cose che conosce e che lo riguardano: infatti solo in questo caso cresce la democrazia, mentre in caso contrario aumenta, come oggi, la demagogia.

La conoscenza però, che non è un fatto astratto, nasce dal fare, cioè dall’inserimento nella struttura produttiva; questa necessità era già stata capita dai rivoluzionari russi circa un secolo fa, quando avevano cercato di costruire, attraverso i Soviet, una struttura operativa che doveva realizzare la catena di conoscenza e potere tra la base e il vertice. L’esperimento è fallito, nel mio libro Cercando la Democrazia cerco di identificarne le cause e le possibili soluzioni alternative; non facili ma possibili.

Pur trattandosi dell’aspetto fondamentale dell’attuale crisi mondiale, qui ci limitiamo a evidenziare che il problema non si risolve con lo Slogan “il governo del popolo”, che ha nei secoli legittimato tutte le dittature: infatti il livello di democrazia raggiunto con le diverse Costituzioni dei paesi avanzati è finora il più alto raggiunto e solo elaborando nuove soluzioni si può migliorare.

In sintesi la critica dei 5 Stelle è corretta, ma manca di qualsiasi capacità di soluzioni pratiche – era difficile d’altronde andare oltre in questa prima fase. Si aggiungano poi i moltiplicatori di disfunzione come l’individuazione via web dei propri responsabili che porta a una scelta praticamente casuale che, in forza di un migliaio di “mi piace”, seleziona un qualsiasi sprovveduto, giovane, ingenuo e impreparato, che deve gestire la responsabilità di un Ministero e confrontarsi con professionisti, veri gladiatori, addestrati nell’arena politica fra scontri, inganni e sotto governo. Non c’è partita.

È evidente quindi che si tratta di un movimento forte fino a quando è all’opposizione, ma che si scioglie come neve al sole, appena passa al Governo e assume posti di responsabilità. È facile capire chi vincerà nelle prossime elezioni.

Per motivi diversi e parzialmente opposti è analoga la posizione della sinistra e del PD; inutile sperare nella funzione salvifica del nuovo segretario: se non cambia la strategia la vittoria è impossibile; ma di questo parleremo nel prossimo articolo.

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