Abbiamo visto, nel precedente articolo del 4.2.19, come la scelta della U.E sia ormai irreversibile, perché le ipotesi di uscirne, o uscire dall’euro oppure non sottostare alle sue regole siano tutte tecnicamente irrealizzabili in quanto fonti di un generale peggioramento e di un possibile collasso economico.
Eppure non solo tutti ne discutono considerandole scelte possibili, ma l’Inghilterra, una delle prime democrazie del mondo, con la Brexit ha deciso l’uscita dalla Comunità, compromettendo non solo il proprio futuro.
Cerchiamo quindi di capire il fenomeno: escluderei, anche se è di gran moda, la facile spiegazione tradizionale: il popolo è incapace di autogestirsi. Ricordiamo infatti che nel secolo scorso le società vincenti erano democratiche ed è stata la democrazia che ha permesso di raggiungere il più alto livello di equità distributiva, benessere e libertà.
Oggi la collettività ha certo maggiori informazioni che in passato e inoltre per noi europei la democrazia è alla base del nostro Dna, della nostra cultura e di tutto il contenuto della sinistra; negarla è ritornare alla violenza, al dominio del forte sul debole.
Rimane una sola spiegazione logica: la nostra struttura democratica, vincente nel secolo scorso, oggi non è più in grado di assolvere al proprio compito. Non voglio ripetere quello che ho detto fino alla noia nel mio ultimo libro Cercando la democrazia (Il Melangolo -Genova 2018) e nei vari articoli sull’argomento, qui mi limito ad evidenziare che questa è l’unica ipotesi che spiega razionalmente la disfunzione denunciata. Vediamo perché.
Livelli di strutture pubbliche: le collettività avendo capito che i governanti difendono solo i propri interessi, scartando l’alternativa anarchica, cercano almeno di ridurre i livelli di controllo pubblico, anche spinte dall’utopica speranza di ritornare ai “bei” tempi degli stati nazionali che assolvevano bene al proprio compito.
Viceversa la disfunzione pubblica non è prodotta dall’Europa ma dal meccanismo democratico non più idoneo per le necessità della società moderna; così lo Stato nazionale non può ridarci l’equilibrio passato. Non solo ma, volendo eliminare un livello di intermediazione pubblica, dovremmo marginalizzare gli Stati nazionali e prevedere, sulla falsa riga degli U.S.A., che aderiscano alla U.E. direttamente le macroregioni; infatti le due principali funzioni degli Stati nazionali – difesa e dimensione del mercato – oggi possono essere svolte solo dalla U.E.
Ricerca del responsabile: è facile vedere che qualcosa non funziona: reddito, diritti e libertà, cresciuti fino agli anni ’90, ormai da quasi un quarto di secolo sono in continuo peggioramento, provocando una situazione intollerabile. La struttura politica nazionale, la principale responsabile del fenomeno, cerca di incolpare qualcuno e trova nella U.E. il soggetto ideale: prima non c’era e si andava bene, il peggioramento ha seguito la costituzione della U.E. Difficile spiegare che il degrado deriva dalla crescente inadeguatezza pubblica e che solo grazie alla U.E. è stato attenuato.
Il peggioramento economico impone anche crescenti sacrifici; troppo facile la risposta irresponsabile che troviamo sui giornali e nei comizi: “i vostri probi governanti sarebbero in grado di liberarvi dai sacrifici e darvi tutto quello che legittimamente volete – reddito di cittadinanza, lavoro per tutti, pensioni, ecc. – ma l’odiato straniero, solo per difendere i propri interessi, lo impedisce; dobbiamo farci valere e riguadagnare la nostra indipendenza”.
Il disagio è tanto e la paura del domani ancora maggiore, la spiegazione è semplice e sembra credibile; difficile resistere al canto delle sirene e così gli italiani, un tempo fra i maggiori sostenitori della U.E. diventano sempre più euroscettici.
Vincoli internazionali. La U.E. è il maggiore soggetto economico mondiale, ma se il suo Pil agglomerato supera U.S.A. e Cina, ha una fragilità politica drammatica. È il classico colosso d’acciaio con i piedi d’argilla: è facile attaccare la sua unità politica! Tutti, da Trump a Putin, giocano sui diversi interessi dei singoli – anche a livello personale – per perseguire il vecchio obbiettivo divide et impera.
Irresponsabilità politica. Forse in molti si rendono conto che la U.E. è l’unica possibilità di salvezza, però uscirne significherebbe per i politici nazionali riprendere i pieni poteri con la totale libertà operativa bypassando tutti i vincoli di bilancio.
Sappiamo che questo porterebbe al collasso dell’economia e delle conquiste sociali, però i sistemi economici sono lenti e complessi; c’è quindi un tempo prima che questo succeda – forse 6 mesi, un anno – poco ma nessuno, specie dei politici, traguarda l’orizzonte oltre l’immediato e ciascuno sa che in quel breve periodo ha una totale licenza di uccidere, che gli può permettere di sistemarsi definitivamente o approfittare dei drammi che ogni crollo comporta. Aprés moi le déluge.
Per questi e altri motivi ancora, le previsioni non sono rosee e i rischi molto più elevati di quanto comunemente pensiamo. Non voglio fare il gufo ma neppure lo struzzo che preferisce morire, ma non vedere.